Alphabet City

Il romanzo "Città dell'Alfabeto" interamente online!

Chi sono

Utente: alphabet
Nome: Peter Patti
Scrittore, traduttore, fresatore CNC

Commenti recenti

utente anonimo in - N - Ulrika mi...

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Add to Technorati Favorites
sabato, 06 giugno 2009

Città dell'Alfabeto su Amazon.com!

 Città dell'Alfabeto (board book)

                                                              by Peter Patti (Author)

No customer reviews yet. Be the first.


Available from these sellers.


1 new from $18.96

 

 

postato da: alphabet alle ore 19:37 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, pulp, letteratura online, cyberpulp
giovedì, 28 maggio 2009

Racconti fantastici – nuova edizione free

 

Presto la silloge di racconti horror In Paradiso è scoppiato l'Inferno (by franc'O'brain) come ebook sul sito http://www.ebookgratis.net !

 

in-paradiso

Leggi qui una nuova intervista con l'autore



Il nostro network letterario

L i t e r ae

L i t e r ae - il social network su Ning

Blogs: Sborror, Città dell'Alfabeto, Adonis, Zerovirgolaniente, Il Prato Nero, Cumuli, Progetto L.o.D.

Forums: Skuro Connection, Cassandrino, Literae

Altro: Binario 1, Il negozio di libri di Peter Patti / franc'O'brain su Lulu,
United colors of franc'O'brain,
Skuro Connection

 

 

postato da: alphabet alle ore 10:21 | link | commenti
categorie: horror, letteratura online
sabato, 07 marzo 2009

”Avanti!” mi intimò con voce imperiosa.

”Basil è uno dei loro capi, una delle loro guide o come altro dicono loro” pronunciai tra le lacrime. ”E’ inglese. Bellino, tipo Arcangelo Gabriele, ma in qualche maniera sgradevole, pieno di boria. Sorride alla propria bellezza come un attore vanitoso. Alquanto montato di testa, insomma.”

”Peccato che siano così... innocui.”

”Caro Doc, non tutti hanno la voglia e le energie di giocare alla rivoluzione!” ribattei, chissà perché colmo di risentimento nei suoi confronti. Mi stava tartassando i nervi terminali del cervelletto.

”Ma la rivoluzione non è fine a se stessa!” abbaiò lui tra mille sforzi. ”La nostra non è pura e semplice mania di rivolta! Mi meraviglio di te. Eppure sei dei nostri e dovresti saperlo.”

”Aaaauuuh!” ululai. Avevo un male diavolo. Misha e Trisha mi tennero piantato sul tappeto con le loro minuscole ma salde mani.

”E’ contro le loro porcate che stiamo combattendo” proseguì Geppo, affondando ulteriormente il gelido acciaio nella mia nuca. ”Il termine ‘porcate’ non è improprio. All’inizio manipolavano geneticamente i maiali, impiantando in essi degli embrioni umani allo scopo di fornirci organi di trapianto. Questi maiali-uomini sono abnormi ma intelligenti: quasi più uomini che maiali, in effetti. Alcuni di quelli riusciti a fuggire dagli allevamenti li avrai conosciuti pure tu... Sono esseri senzienti e coscienti. Ma vengono trattati come cavie da macello.”

”Infatt... Uaaaah!”

”Fermo e zitto! E poi, si sa in quali malati andavano a finire gli organi: in quelli che potevano permetterselo. Vabbe’ che ormai, con tutto il materiale umano che c’è in giro, si fa presto a trovare un fegato, un rene, un cuore...”

”Ahiiii!”

”Inoltre non dimenticare che noi ci ribelliamo contro il controllo totale sui singoli cittadini. Controllo, di cui questo...”

Con un ultimo strattone, mi tolse il chip e me lo pose sotto il naso. Fissai strabico l’oggetto da dietro un velo di lacrime.

”... è un esempio lampante.”

Aveva davvero la forma e il colore di un ragno; brandelli della mia carne penzolavano dalle zampette metalliche.

Persi i sensi, ma Geppo me li fece ritrovare dopo qualche secondo a forza di ceffoni. ”Sù, sù. Adesso la mia maccherroncina ti ripulirà la ferita. Ci sei ancora, Alvo? Puoi vedermi? Puoi sentirmi?”

”S-sì.”

”Bene.” Rizzatosi a fatica, andò alla finestra con il ragno sempre nella pinzetta. Trisha spostò il complicato sistema di sbarramento, aprì la maniglia e lui gettò il ragno nella strada. Quindi tornò da me come un Buddha gaudente. ”Stattene ancora un po’ in quel tuo rifugio sottoterra” mi consigliò. ”Finché non ti rimetti in sesto. Ma non scordarti che abbiamo una lotta... più di una lotta... da portare avanti.”

”Okay” assentii tremante, sebbene in quell’istante la soluzione per me non poteva che essere una: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Poi dissi: ”Qualcosa non capisco... Sarà l'aria schifosa di là sotto ma ho un piccolo problema di collegamento con le sinapsi cerebrali.”

”Prova a farti un defrag:”

”Già effettuato. E anche lo scandisk. Deve esserci qualche intoppo nelle ventole di raffreddamento... e nella scheda video.”

”Sei da buttare, allora.”

”Quello che non afferro è: come mai si prendono la pena di ficcare un chip in un senzasperanze come me?”

”Sei uno gnucco incorreggibile. Primo, i chip non costano quasi nulla a una corporazione come la Macrohard, che per inciso gestisce le operazioni di riciclaggio dell’immondizia tecnologica. Secondo, i 150 milioni di teraflops di capacità di cui può vantarsi il Transputer devono essere sfruttati al massimo. I cittadini hanno validità di esistenza solo nella memoria dei computer, come bit nei terminali. Con un elettrocervello come quello è possibile esercitare il potere a trecentosessanta gradi. Controllare il pensiero di ciascuno: il vecchio sogno die tiranni è diventato realtà. Per tacere del fatto che sanno sempre in quale parte del quadrante di Alphabet City ti trovi. Anzi” si riscosse all’improvviso, ”è meglio che ora smammi. Io ti farei rimanere, ma comprendi che... Specialmente adesso che sta nascendo il bambino.”

”Sicuro” dissi. E barcollai verso la porta.

 

 

Dove siamo: Strada O, tratto 2.

(Per saperne di più clicca qui.)

postato da: alphabet alle ore 03:46 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, pulp, letteratura online, cyberpulp
giovedì, 19 febbraio 2009

A Bologna la sagra del fumetto

 

Dal 20 al 22 febbraio si svolgerà a Bologna la prima edizione di SUBject - tre giorni di fumetto, grafica e cartoons.

  Venerdi 20 febbraio, dalle 17, inaugura all´interno dello spazio
espositivo CAPODILUCCA (via Capo di Lucca 12, Bologna) la mostra
delle opere originali di Paolo Bacilieri, Gianluca Costantini, Angelo
Mennillo, Eugenia Monti, Enciclopedia Magazine, Pornografica e, per
la prima volta a Bologna, le vignette di Naji Al-Ali, disegnatore
palestinese, creatore del personaggio Handala, il piccolo bambino
palestinese con le spalle voltate allo spettatore che in moltissimi
paesi arabi è una sorta di mascotte venduta in ogni spaccio.
La mostra rimarrà aperta venerdi, sabato e domenica dalle 17 alle 21 con ingresso gratuito.

Le Edizioni del Vento parteciperanno all'evento con una presentazione di "Strawberry" di Angelo Mennillo e di "Mozziconi"  di  Eugenia Monti sabato 22 alle ore 17.30  presso lo spazio espositivo CAPODILUCCA.

 


postato da: alphabet alle ore 16:18 | link | commenti
categorie: fumetti, cartoons, cyberpulp
domenica, 15 febbraio 2009

Tre nuovi racconti online!

 

Dalla fantasia infernale di franc’O'brain sono scaturite tre nuove “sborror stories”, liberamente scaricabili. Il formato è .doc

Rossana

Steroid Killer

Il sesso dei morti

 

Avvertenza
I racconti ivi linkati non sono necessariamente tutti a sfondo erotico e/o horror, ma se ne consiglia ugualmente la lettura a un pubblico adulto.
Firmato: l’Autore

postato da: alphabet alle ore 18:55 | link | commenti
categorie: horror, noir, pulp
giovedì, 15 gennaio 2009

- O -

 

 

”La mia è una vacation permanente” proclamò gaudente Geppo. ”Certo, lavoro, e tanto, ma è un piacere farlo. Occorre solo stare attenti ai rastrellamenti.”

Sedeva in posizione yoga su un lercio tappetino, vezzeggiato dalle sue due bambine, mentre io guardavo tra gli spiragli della finestra blindata. Fuori aveva ripreso a piovere e le strade erano ridotte a un acquitrinio, ma perlomeno il vento era calato d’intensità: il pericolo di un blizzard era dunque rimandato.

”Fanno rastrellamenti?” chiesi.

”Sempre più spesso” annuì lui. Mentre la servetta di nome Trisha gli massaggiava le spalle, Geppo batteva sui tasti del suo communicator. Proseguì: ”Arrivano dentro uno di quei grandi carri a batterie cinetiche, fanno un raid e si portano via tutti gli Illeg che trovano nel palazzo. Beh, che li accolga l’inferno” si riscosse, nel vedere Misha, l’altra ragazzina, arrivare con un vassoio carico di cibarie. ”Accomodati” aggiunse rivolto a me, e gettò sul tappeto il communicator. ”Qui ci diamo alla crapula. Ooh, sì: pantagrueliche mangiate! Nevvero, moccolone?”

Si avventarono in tre sulla montagna di Rusky e di verdure che sembravano uscite da un laboratorio chimico.

”Non hai fame?” mi chiese Geppo a bocca piena.  

”Beh, se permetti...” Mi sedetti come loro a gambe incrociate e spilluzzicai un po’ di quel cibo.

”La città priva di macchine è una libidine” continuò lui. ”Peccato per la sovrappopolazione e per i disordini: siamo costretti a rimanere tappati in casa per quasi tutto il tempo. Come prigionieri volontari. Ecco che cosa succede quando interi strati di popolazione sono condannati alla disoccupazione, all'inedia. Razza di sciacalli!” esclamò, agitando il pugno verso la porta. ”Ma vabbe’” si scrollò. ”Presto in questa piccionaia ci sarà più allegria.”

Gli rivolsi uno sguardo interrogativo.

”Stiamo per moltiplicarci” spiegò lui, senza smettere di masticare. ”Guarda Misha.”

La guardai. ”Beh?”        

”Il suo pancino è lievitato abbondantemente, non lo vedi? E dopo di lei toccherà a Trisha.”

Le due ragazzine dall’aspetto di anoressiche risero felici. Geppo le appellava babbione, gocciolone, bietolone, ignatone, moccicone, galeone, ghiandone, moccolone, lasagnone, maccherone, palamidone; e loro gli facevano le coccole e si lasciavano ingravidare.

”Hai qualcosa da fumare?” indagai.

”Mi spiace, qui non abbiamo di questi malvezzi. Ma ora fammi vedere.”

Mentre Trisha portava via il vassoio ripulito, Geppo si pose alle mie spalle.

”Effettivamente, qualcosa c’è” bisbigliò. ”Un ragno.”

”Un... ragno?”

”Indubbiamente. E’ così che li chiamano. Hanno l’interfaccia typus dria-3 incorporato. Uhmmm... sarà difficile ma ci proveremo. Lasagnona, portami gli arnesi!”

Misha - era lei la ”lasagnona” - ubbidì prontamente: andò a prendere i ferri del mestiere di Doctor Geppo, che erano chiusi in una borsa di plastica, e poco dopo portò anche una bacinella di acqua bollente. Mentre Geppo armeggiava alle mie spalle, si ingegnava a distrarmi blaterando senza tregua: ”Sei senza domicilio? Ma lo sai che potrebbero sbatterti dentro? Ah, ah, ah! Paradossalmente, esiste ancora una legge contro il vagabondaggio. Viene applicata a seconda delle necessità, quando si vuole trovare una motivazione per arrestare un elemento scomodo”.

”No, per adesso ho casa, per così dire. Sono giù... nell’Underground.”

”L’Underground? Davvero? Dunque non è una leggenda! Mi interessa. Parlamene!”

”Vi sono capitato grazie a tre sagome... quattro, con il cane.”

”In quanti vivono laggiù?”

”E’ una popolazione enorme. A occhio e croce quanto una città di media grandezza.”

”Questo conferma le mie informazioni. E... sono organizzati militarmente?”

”Macché! No, non credo. Ahi! Fai piano.”

”Non pensarci” mi alitò lui dietro l’orecchio. ”Purtroppo non ho più il Radocyl. Due millilitri basterebbero ad alleviarti i... Tu non pensarci, semplicemente. Continua.”

”Credo che molti, in superficie, sappiano già dell’esistenza dell’Underground, ma entrarci non è facile. A parte tutto non rappresentano un pericolo per nessuno e solo per questo - presumo - vengono lasciati in pace dal regime. Si preoccupano soltanto di sopravvivere e...”

Emisi un urlo di strazio. Con una pinzetta o arnese analogo, Geppo stava rigirando il ragno nella sua alcova di carne.

 

 

Dove siamo: Strada O, tratto 1.

(Per saperne di più clicca qui.)

postato da: alphabet alle ore 05:39 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, pulp, letteratura online, cyberpulp
sabato, 03 gennaio 2009

Addio al grande Westlake

Scrisse romanzi 'pulp-noir' ma anche molti gialli umoristici (Ditelo con i fiori, Qualcuno mi deve del granoE bravo Dortmunder, ecc.) 

 E' morto per infarto cardiaco, durante un veglione di Capodanno in Messico, lo scrittore statunitense Donald E. Westlake. Nella sua lunga carriera, ha pubblicato oltre novanta romanzi, la maggior parte di genere mystery.

Una quindicina di suoi libri sono diventati film. Ha vinto tre volte il premio Edgar. Si firmava anche con gli pseudonimi Richard Stark, Tucker Coe, Samuel Holt e Edwin West, ma non per nascondersi, bensì perchè temeva che la gente non credesse che uno scrittore possa produrre così tanto. La sua inventiva era veramente inesauribile.

Con il suo vero nome ha firmato principalmente gialli umoristici; celebri quelli che vedono come protagonista Dortmunder, ladro newyorchese geniale ma sfortunato, e la sua sgangherata gang (Gli Ineffabili Cinque).

Donald E. Westlake aveva 75 anni. Un saluto al Grande Maestro: Grazie per tutte le avventure che ci hai regalato. Tu continui a vivere nei tuoi libri.

 

           >> Sito in italiano su Donald Westlake <<

 

*********************************

 

 

Mi vengono le lacrime se penso a come i romanzi di questo autore hanno raddolcito molte ore della mia vita e di quella dei miei familiari. Tutto iniziò con Ditelo con i fiori, un Giallo Mondadori che mio padre scovò in un negozio di libri usati (una volta ce n'erano). Fu una vera rivelazione. Ditelo con i fiori mi piaceva perché era un mystery senza cadaveri e non solo spingeva alla risata, ma rivelava anche una vena di coscienza alternativa, non proprio da hippy (gli hippies: i "figli dei fiori") ma certamente antimilitarista. Seguirono La danza degli Aztechi e la prima avventura di Dortmunder, La pietra che scotta - la consacrazione definitiva!
Il signor Donald E. Westlake trovò plauso persino presso una mia sorella assai critica con tutto il materiale stampato che le capitava tra le mani. In breve, questo scrittore divenne un mito nella mia famiglia, un mito che io coltivai a lungo (e continuo a farlo: di Westlake posseggo edizioni rare in lingua originale e addirittura alcuni tascabili in francese e tedesco).

Una volta a Manhattan, in quel piccolo parco che guarda verso Long Island, vidi sedersi, su una panca vicina, un signore che gli assomigliava. Portava occhiali ed era vestito in maniera "elegante ma eccentrica" (come erano soliti segnalare i biografi di Westlake). Sono quasi sicuro che fosse lui. Aveva in mano un fascio di fogli che prese a leggere con attenzione, apportandovi correzioni con una stilografica. Pure mia moglie notò la somiglianza con le foto che lei aveva visto sul retro delle copertine dei miei, anzi dei suoi libri. Volevo alzarmi e chiedergli se fosse proprio "Mister Westlake", ma non ne ebbi il coraggio. E oggi me ne pento.

 

 

postato da: alphabet alle ore 12:07 | link | commenti
categorie: noir, pulp, romanzo giallo, mystery, romanzi gialli, letteratura gialla
domenica, 12 ottobre 2008

Statemi bene, e grazie per il caffè

Statemi bene, e grazie per il caffè

                     (racconti)

Su Lulu.com  - www.lulu.com                   Stampa: €9.00

                                                                        Scarica: FREE

I testi: Il precario - Sciabazz: critiche letterarie - Bifocale - Giona e l’assurdo della vita - L'ultimo consulto - La casetta a Hafeld - Rap Fiction

                              Fai il download di 4457880.pdf Fai il download gratuitamente
postato da: alphabet alle ore 19:10 | link | commenti
categorie: letteratura online
domenica, 05 ottobre 2008

Un vento forza 5 proveniente da est spazzava le strade. L’aria salmastra che questo vento portava con sé mi riempì di botto i polmoni, facendomi vacillare. Appoggiato al muro di ardesia, dovetti inspirare più volte, finché il surplus di ossigeno non fu assorbito dal mio organismo. Mi rinserrai nelle spalle e traballai verso l’antica Quinta Strada. L’Eastern Wind entrava nella metropoli a circa 6 nodi - quasi un’arietta -, ma veniva rapidamente rinforzato dall’impatto con i grattacieli. Vidi molte persone volare come se si trovassero dentro un acceleratore di gravitoni. Sapevo che più su, verso Harlem, la spinta del vento era ancora più tumultuosa.

Mi ricordai dove abitava Giampa e, all’incrocio con la Broadway, svoltai a destra. Strisciai sulle facciate della Strada N con la sensazione di assorbirne tutta la polvere radioattiva. I numeri civici, là dove esistevano, mi si confondevano davanti agli occhi. Arrivai infine al 223: una costruzione che aveva subito diversi crolli. Vetri infranti, pavimenti scoperti e fenditure sui muri che rimanevano in piedi per miracolo.

Nell’atrio: disordine, trambusto, confusione. La feccia si ammassava nella sporcizia più totale; non era da escludere che i corpi inanimati riversi qua e là fossero quelli di vittime dei Franz.

     I Franz erano scarafaggi-killer. Blatte enormi, grosse quanto il pugno di un bambino e dal carapace durissimo; quasi dei Koloss in miniatura. Sopravvissuti alla guerra nucleare, erano diventati una razza nuova: Cetonia atomara portentia. Resistenti sia alle temperature basse che a quelle alte, avevano una durata di vita di circa un anno (il doppio dei normali scarafaggi) e si riproducevano a velocità record. Contro di loro il governo impiegava insetticidi sempre più potenti, ma queste bestie diventavano vieppiù tenaci. Erano immuni all'arsenio, al boro... ”Franz” era il termine con cui venivano indicati familiarmente; forse una forma distorta di ”panzer”.

Arrivare fino al quarto piano fu un’autentica impresa. Osservato a morte da certi tipacci, bussai finalmente alla porta di Geppo, che era piena di screziature e osceni pittogrammi.

”Sì?”

”Sono Alvo. Fammi entrare!”

La tana del mio amico era protetta da una dozzina di serrature (a cilindro, a pegno, a incasso, lucchetti elettronici...) e perciò, prima che si aprisse uno spiraglio, dovetti aspettare per alcuni minuti in quell’atmosfera cupa e graveolenta; una specie di  Dämmerung che conferiva al pianerottolo un aspetto irreale: i luridi muri avevano sfumature ultramarine e le ombre tutt’intorno vibravano, si scioglievano, si facevano più vicine, furiose...

Mi tuffai ansante sulla striscia di luce che si aprì tra la porta e lo stipite.

”Ah” fece Geppo, riconoscendomi, e mi lasciò scivolare dentro allargando appena un po’ lo spiraglio. Era in mutande e teneva in una mano una primitiva mazza da baseball. ”Ma guarda!” esclamò, scrollando la testa con un sorrisino incredulo. ”Chi non muore si rivede.” Ci abbracciammo.

Era piccolo, grasso, calvo e con una lunga barba grigionera. Dietro di lui spuntarono le sue concubine: due rozzers sui tredici anni che il mio amico aveva raccolto dalla strada.  

”Vieni pure avanti” disse, poggiando su una parete la mazza da baseball. ”Mi casa es tu casa.”

Dall’esterno provenne un urlo come di pazzo o sordomuto.

 

 

Dove siamo: Strada N, tratto 2.

(Per saperne di più clicca qui.)

postato da: alphabet alle ore 22:49 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp
domenica, 22 giugno 2008

- N -
 
Ulrika mi leccava con gli occhi. Mi ero trascinato fin dentro al suo tugurio e lei mi aveva accolto fissandomi totalmente cortocircuitata, ma poi fece mente locale e trasmise: ”Hi”. Sembrava quasi normale.
Mi sentivo in preda alla disperazione. Normale? E io, lo ero?
X-Ray aveva le turbe, lei era colpita dal male terminale, e il povero Alvo, da parte sua, doveva avere qualcosa di cui non era tuttora cosciente. Mi chiedevo quando, e in che modo, questo qualcosa si sarebbe manifestato. Avrei sofferto anch’io di attacchi epilettici? Sarei diventato un bieco assassino che agiva per impulsi digitali? Oppure...? 
A meno che non troviamo qualcuno che ci tolga dal corpo queste diavolerie.
Già. Ma chi?
Poggiai un braccio sulle spalle della biondina e la pregai: ”Parlami. Dimmi qualcosa. Raccontami di te”.
Formavamo uno strano binomio: lei con i capelli incollati, io con la capigliatura serie ”camera del vento”. Nonostante l’eccessiva magrezza, l’unna non era priva di una buona dose di sensualità. Certo, la sua pelle era rivoltante, ma all’improvviso non mi importava nulla di un possibile contagio con l’AGIH. Come direbbe Basil: ”La vita è breve e l’occasione fugace”.
Per un attimo mi balenò nella mente la visione delle battone di lusso. Avrei potuto fare con loro un’indigestione di sesso, ma non era sesso ciò che agognavo in quei frangenti; o non solo.
”Racconta” la incitai. ”Raccontami addosso ogni cosa.”
Con voce ipnotica e la tipica inflessione teutonica, Ulrika prese a narrare: ”Sono scappata con i miei dalla Germania il giorno del mio sedicesimo compleanno. Non c’erano più navi o aerei verso l’America e le vie d’accesso a questo Paese erano bloccate da anni. Era una remota possibilità di salvezza, ma non avevamo alternative. Mio padre, un ingegnere, costruì con le proprie mani uno speciale elicottero. Riuscimmo a sollevarci in volo poco prima dell’inabissamento di tutto il nord del Vecchio Mondo. Qui credevamo di trovare una terra libera o ad ogni modo ancora vivibile. Quel che invece abbiamo trovato lo sai anche tu. Molto meglio dell’Europa, ma non ci portò ugualmente fortuna. Papà e mamma morirono pochi anni dopo a causa degli stenti. Io mi arrabbattavo sulla strada. Ho trovato poi rifugio nell’Underground. Queste persone mi hanno accolta, mi hanno aiutata, mi sfamano”.
”Allora stai bene” osservai.
Esitò, gli occhi persi e incantati. ”I buchi in cui cado non sono più così tanti, ma ci sono sempre.”
Piangendo, la baciai.
 
Qualcuno che poteva liberarmi dalla piastrina sulla nuca forse c’era. Si chiamava Geppo e in una vita precedente aveva fatto il medico, prima di diventare un collaboratore di Ombre Contro.
Basil si dichiarò d’accordo a insegnarmi i versi di Milton che consentivano di entrare e uscire dall’Underground, ma solo in cambio di un’altra sfida a scacchi. In quel momento lo odiai, ed ero quasi sul punto di rifiutare la sua offerta; senonché, sentivo forte la presenza del fantasma nero appollaiato sulla mia spalla.
”Okay” accordai a denti stretti.
Dovetti sedermi a terra, poiché lo sgabello dei vicini non era disponibile.
Lo guardai mentre sistemava i suoi pezzi sulla scacchiera, sprofondato nella poltrona regale, così pieno di sé e più bello e più forte che pria.
Quand’era sobrio, giocare a scacchi con lui era un vero supplizio. Ogni volta che stavo per muovere, esclamava qualcosa come: ”Attento che ti bruci!”
”Attento a te” replicavo. Ma non serviva.
Il damerino fissava con un sopracciglio arcuato il cavallo o l’alfiere che avevo piazzato al centro della scacchiera. ”E questo qua che vuole?” chiedeva borioso. Poi, se muovevo la mia regina: ”Ahhh, è così? Mi minacci. Mi mi-nac-ci.” Oppure, prima che cadessi in qualche sua trappola: ”Hihihi, sei proprio ingenuo!”
Ovviamente persi la partita. Ma Faccia d’Angelo acconsentì lo stesso di insegnarmi la formuletta nella lingua arcaica conosciuta solo da lui e dai suoi adepti e, dopo che riuscii a imprimerla in mente, iniziai l’ascesa verso il Livello Zero.

 

 

Dove siamo: Strada N, tratto 1.

(Per saperne di più clicca qui.)

postato da: alphabet alle ore 13:47 | link | commenti (1)
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp