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Il romanzo "Città dell'Alfabeto" interamente online!

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Scrittore, traduttore, fresatore CNC

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sabato, 31 dicembre 2005

 

 - A -

 

Mi svegliai con una fitta alla spalla sinistra. Era l’alba dopo un nuovo massacro e io giacevo sotto un marciapiede, immerso per metà nel rivolo della cloaca.  

Qualcuno stava chino su di me. Aveva una voce come di raspa. "E’ solo questione di tempo, ormai" mi diceva.

"Cosa...?"

Sbattei le palpebre, contraendo i muscoli della spalla con una smorfia di dolore.

"La fine del mondo. La fine del mondo, fratello" perseverò il tizio. L’alito gli puzzava maledettamente, e dal petto gli penzolava una croce che mi solleticava il naso. "Non hai sentito quello che è successo a Tokio?"

Mi tirai a sedere e lo fissai. Aveva due occhi scuri, spalancati su un abisso che solo lui vedeva. Il volto era coperto dal tatuaggio di una ragnatela.

Tokio? Certo che avevo sentito. Pochi giorni prima un terremoto aveva distrutto la megalopoli giapponese. E allora?

"Solo questione di tempo" ripeté il predicatore pazzo. "Alla giustizia divina non si sfugge. Ricordi l’Apocalisse? E’ scritto che si riaprirà il tempio di Dio in cielo e l’arca dell’alleanza apparirà fra le nubi." Guardò in alto, sembrando non notare il cam-bird che ondulava sopra di noi. "Attento alla bestia con dieci corna!" mi urlò in faccia. E aggiunse, tra risate infernali: "La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente..."

Avrebbe continuato a berciare in quel modo se non fossero accorsi due Vigilantes. Forse lo credevano un rappresentante della sedicente Chiesa dell’Ultimo Giorno, ma secondo me era solo un poveraccio uscito di senno. Lo presero per la collottola e lo trascinarono via. Lui scalpitò, vomitando una sfilza di maledizioni; ma bastò una pistola elettromorfica per placargli i bollenti spiriti.

"Ora non la turberà più, signore" mi si rivolse uno dei due uniformati, con assurdo ossequio.

Ancora confuso, osservai i paraggi con occhi pesti e doloranti. Cadaveri dappertutto, eppure già i primi nugoli di operai si avviavano alle cyberfabbriche; niente può né deve arrestare i processi di produzione. A guardare bene, molte delle salme si muovevano. Si trattava di Illeg come me, o di "regolari" che, perduta ogni cosa, avevano dovuto optare per la strada come loro domicilio.

Avevo voglia di risprofondare nel sonno, ma le mie ossa erano gelate. D’altronde, non potevo permettermi di languire: non c’è perdono per chi si rassegna. Bisognava innanzitutto stare accorti a non cadere nelle grinfie dei cacciatori di organi umani.

Mi strofinai gli occhi. In qualche maniera - mi consolai - avrei superato sano e salvo anche quel giorno. Diedi una controllatina al contenuto del mio zainetto: il comunicatore palmare c’era ancora. Lo accesi, estrassi la piccola antenna e, con il pennino, premetti il simbolo della posta elettronica. Lo schermo a cristalli liquidi si riempì di messaggi. Molta pubblicità governativa (ovvero della Macrohard e delle sue branche satellitari), l’ultimo numero del periodico clandestino Ombre Contro (lessi velocemente i tre-quattro articoli che lo componevano, prima di cancellarlo dalla memoria), poca altra roba. Niente che potesse risolvere i miei problemi.

Richiusi le cinghiette dello zaino e mi alzai. Muovendo i primi passi, sentii il sangue riprendere a circolare. Avvertivo una curiosa sensazione di leggerezza; ero, sì, esilarato, quasi. Rieccomi...

"Buongiorno a me stesso!" mi dissi. Probabilmente era mio destino continuare a sopravvivere.

 

Dove siamo: Strada A, tratto 1.
(Per saperne di più
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postato da: alphabet alle ore 02:27 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp
mercoledì, 28 dicembre 2005

Sarà presto online, paragrafo per paragrafo, capitolo dopo capitolo, il romanzo Città dell'Alfabeto, di Peter Patti.

Si tratta di SF distopica (non utopica!). Alvo, il protagonista, deve districarsi tra le insidie della megalopoli -  capitale di entrambi gli emisferi - che si estende sull'East Coast statunitense. La Terra sembra ormai essere controllata da un'unica multinazionale. Ma... è proprio la Terra, questa?

"Un tempo il mondo era un insieme di pochi, solidi insiemi. Poi la bussola si mise a roteare impazzita, le singole unità vennero scaraventate in giro e formarono uno sconnesso mosaico di brandelli e cocci incompatibili tra di loro, una matassa in cui invariabilmente ci si smarrisce. Nessun schema da poter seguire, la perdizione come status effettivo. E, al centro di tutto, l'Impastatrice, elevata oramai a ruolo di madre irreprensibile, caritativa nella sua azione distruttiva; l'enorme bocca un buco nero."

 

Chi desiderasse ricevere l'opera in formato .pdf o Word, quindi in sequenza corretta e non invertita, può richiederla a: peterpatti.geo@yahoo.com. O più semplicemente scaricarla dal sito di Musicaos, dove c'è anche l'introduzione scritta da Stefano Donno (questo il link relativo).

postato da: alphabet alle ore 04:23 | link | commenti (1)
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp