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sabato, 19 agosto 2006

Veniva assalita da depressioni, non le faceva voglia di nulla. Bandite definitivamente le altre dai suoi dominî, cercò di imbastire un dialogo con me, per dimostrarmi che era umana. Ma tutte le parole dell’universo non potevano riempire il vacuum di cui questa donna era fatta. Per quanto cercassi di farle intendere quanto tenessi alla libertà e a Fiordaliso, sembrava non realizzare. In effetti, parlavamo linguaggi differenti. Mi raccontava dell’insensibilità del marito, dell’impossibilità che lui aveva ad amarla, e a me sembrava di udire i vocaboli di un dizionario lunare. Guarda chi parla di insensibilità, pensavo.
“Non le faceva voglia di nulla” ho detto sopra. Ciò non è del tutto esatto. Per quanto concerne i contatti fisici, Margot era insaziabile. Soprattutto fin da quando le avevo accennato all’affetto profondo che mi legava a Fiordaliso. Mi destava alle ore più impossibili, pretendendo i soliti “numeri” e anche qualcosina di più. Giusto per ripicca.  Divoravo come un orso ma non ingrassavo di un solo grammo. Semmai, se dovevo credere all’immagine riflessa allo specchio, stavo dimagrendo a vista d’occhio. I bollettini di Ombre Contro, che leggevo quotidianamente, suonavano come una vera e propria chiamata alle armi, e io stavo lì a fare il coniglietto da letto! Avevo il morale a pezzi. E un giorno accadde quel che c’era da aspettarsi: svegliato nel bel mezzo di un sogno bellissimo, in cui la mia vera amata recitava il ruolo principale, fui colto da un attacco di rabbia.
Margot, che si era già sfilata la vestaglia, rimase di sasso, con un ginocchio sul letto e il sorriso congelato. Quasi senza muovere le labbra, ripeté con voce implorante la sua richiesta di intimità. E io ribattei con una negazione perentoria.
Dopo alcuni secondi, disse rocamente: “Dunque è proprio così, eh? Mi trovi insopportabile, veeero?”
Le risposi con una di quelle stupide frasi che mi erano rimaste ancorate nel cervello fin dai tempi della scuola. Affermai, testuale: “Preferisco un coyote, che è brutto e fa paura, a una gallina bella grassa ma scema e dura”.


 

Dove siamo: Strada I, tratto 3.
(Per saperne di più clicca qui.)
 

 

 

postato da: alphabet alle ore 01:06 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp
lunedì, 14 agosto 2006

segnalazione

Giona come quando.

 
Forse il nome: questo nome che suscita un'eco biblica, appioppatogli in seguito a una distorsione etimologica allo sportello dell'anagrafe (i suoi genitori avrebbero voluto chiamarlo Gionni) o all'udito precario di un impiegato stressato. Un nome che lui si porta scritto in faccia e per cui viene guardato con sospetto.

Inquisiscono: «Da dove vieni? Provenienza? Nazionalità? Insomma, a quale popolo appartieni?»

Certo, un nome si può sempre cambiare, ma Giona non ha mai voluto farlo. Sa che è perfettamente inutile, con "questo mare gonfio e l'equipaggio pure". Avrebbe potuto confezionarsi una maschera su misura, come tanti altri prima e dopo di lui; ma a che serve? Lo riconoscerebbero comunque: «Giona. Sei tu, vero?»

E’ il suo destino. Quando c’è da buttare uno in mare, l’indice si punta sempre sul mio amico Giona.

Questo nome! Obbligatoriamente, un richiamo freudiano a latere. Madre Hysteria, Sorella Mysteria. L'equazione vagina = pancia di balena è di un'ovvietà tale da strappare un "A-ah!" persino ai profani della psicanalisi.

«Professione? Paese di origine?...»

Uff! E’ lunga, la strada per Tarsis.


[  Inizio di Giona. Un romanzo della Prima Repubblica. Interamente online.  ]

 

postato da: alphabet alle ore 10:38 | link | commenti
categorie: letteratura online
domenica, 13 agosto 2006

Con mia immensa sorpresa, il giorno seguente lo zaino-sacca comparve, come per magia, ai piedi del letto. Lo raggiunsi su gambe insicure e lo aprii fremente. Il communicator era ancora là. Lo accesi, digitai la password e penetrai nel livello più profondo della rete.
Fuori stavano accadendo delle cose. Accadeva sempre qualcosa, ma stavolta pareva che tutti i sentimenti antidittatoriali (e dunque anti-Macrohard) stessero convogliando in un unico, immane movimento.
Io mi sentivo troppo fiacco per avventurarmi in qualsivoglia battaglia. La ferita alla spalla si era rimarginata, grazie anche agli unguenti applicatimi da Margot e dalle sue consorelle; non completamente guarita, considerate le fitte che ogni tanto provavo in un determinato punto tra la nuca e la scapola, ma tuttavia non più messa a nudo. Peccato che mi mancassero le forze...
Uscire da quella gabbia dorata senza essere notati era impossibile: la rete di spie elettroniche si estendeva fino a ogni cantuccio della magione. L’imperioso desiderio di liberare Fiordaliso rimaneva perciò la speranza di un illuso. Abitavamo sotto lo stesso tetto, ma ci separava tutta una serie di muri. Ci fu una prima, una seconda occasione in cui “fallii” in qualità di amante, e l’interessamento di Margot nei miei confronti parve scemare. Non che finalmente ottenessi un tantino di pace, questo no: solo, lei espresse la volontà di “imprestarmi” a una delle sue care amiche. Un bagliore di speranza si accese nel mio animo: mi si stava forse presentando l’opportunità di fuggire?  Ma anche questo si rivelò essere un’illusione: l’amica sarebbe venuta a visitarmi direttamente lì, sull’ampio baldacchino. 
Beh, se non altro quel tanto di varietà servì a ristimolarmi fisiologicamente. Ritrovata la piena potenza, divenni nuovamente oggetto di brama per Margot. Adesso effettuavo la mia ginnastica amorosa alternativamente con l’una e con l’altra maggiorata. Poi, la mia padrona volle imprestarmi a una seconda amica. A una terza. E così via. Il troppo sesso può istupidire, ed era ciò che stava capitando a me. Svolgevo il compito richiestomi simile a un automa, senza il benché minimo piacere. Poi dormivo per quindici, sedici ore di fila. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Un paio di queste visitatrici si impiantarono stabilmente nella camera da letto e dovetti pure sorbirmi le loro conversazioni, che erano al livello di pesciolini dalle branchie guaste. Toplan rende i vostri capelli soffici. Più bella con  Cutella... Pareva una replica dell’olocarosello. E le droghe sintetiche che ingerivano non erano certo di aiuto al loro quoziente intellettivo. Margot? Margot continuava ad aspettare che io mi dichiarassi innamorato di lei, fosse vero o per mero gioco. Ma io, nisba.
 

 

Dove siamo: Strada I, tratto 2.
(Per saperne di più clicca qui.)
 

 


postato da: alphabet alle ore 15:40 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp