Alphabet City

Il romanzo "Città dell'Alfabeto" interamente online!

Chi sono

Utente: alphabet
Nome: Peter Patti
Scrittore, traduttore, fresatore CNC

Commenti recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Add to Technorati Favorites
mercoledì, 22 novembre 2006

 

 

 - K -

 

Scendendo per l’antica Broadway sotto una fitta pioggia acida, fummo spesso costretti a scavalcare corpi di dormienti, e un paio di volte a rintuzzare gli assalti di turbe di bambini (ma, grazie al Rottweiler, ce ne liberammo senza troppe difficoltà). Finalmente, mentre il cielo si rischiarava, giungemmo davanti all’arco di pietra che si sollevava a un incrocio del Greenwich Village. . . .

"Sono proprio curioso" irruppi. "Voglio vedere dov’è l’entrata."

Mi accorsi di star parlando da solo: loro si erano fermati vicino all’arco.

"Beh?" feci, tornando sui miei passi e scrollandomi i capelli zuppi.

Se avevo creduto di trovare una breccia nello sbarramento di vetrocemento (messo per otturare gli ingressi di tutte le stazioni della subway), avevo torto. Basil puntò un dito sul muro d’ardesia dell’arco.

"Sta’ a vedere" mi disse. Mi avvicinai di più e notai l’esistenza di una porta di ferro bullonata.

Basil mi scostò con una mano, poi gridò: "Ahoi!"

Debolissima, una voce risuonò oltre il compatto metallo:

                               "With what compulsion and laborious flight

                                                                  We sunk thus low?"

 

Faccia d’Angelo recitò di rimando:

 

"Th' ascent is easie then;

Th' event is fear'd."

 

Al che, nel muro si spalancò, con solenne lentezza, una bocca picea.

"Sono versi di Milton" mi elucidò Basil, gustando appieno il mio sbigottimento. "Dal Paradiso perduto. Sfido chiunque, nell’odierna Alphabet City, a riuscire a impararli."

"Infatti" ammisi inebetito. "E’ come una lingua straniera..."

Un fumo mefitico proveniva dalla bocca. Ulrika, X-Ray e il Rottweiler scivolarono all’interno. Io esitai.

"Beh?" sorrise l’inglese.

"Th’ascent is easie then" cercai di farmi animo. Istintivamente trattenni il fiato, prima di addentrarmi nel buio totale.

Là dentro l’aria era più fredda che in strada; un fetore di natura indefinibile mi irritò le narici. Mi fermai di scatto, ma alcune mani anonime mi sospinsero gentilmente verso alcuni gradini di metallo. Mi aggrappai al passamano, stando ben attento a dove poggiavo i piedi. In fondo alla ripida scala si intravedeva un bagliore remoto. Sentii dietro di me la porta bullonata richiudersi con un tonfo che suscitò mille echi, e poi la voce di Basil che diceva: "Yep, we sunk thus low!" Queste parole furono seguite dalla risata sua e di non so chi altri.

Durante l’interminabile discesa tra fetidi vapori, mi parve di avvertire gli scossoni, i rullii, gli scricchiolii dell’isola di Manhattan, che gravava minacciosa sopra di noi. La scala girava su se stessa dentro una sorta di sfiatatoio costruito con mattoni d’ardesia - materiale evidentemente molto usato nel Ventesimo secolo. Il bagliore in basso rimaneva appena percettibile, anziché accentuarsi, e io faticavo a respirare. Forse quello non era l’Inferno, ma era di certo la Cloaca Maxima.

Mi ritrovai, dopo un’angosciosa decina di minuti, su un marciapiede lungo forse sessanta metri e che, da una parte e dall’altra, moriva là dove cominciavano due oscuri tunnel. Ulrika, X-Ray e il cane erano rimasti ad attenderci ai piedi della scala in compagnia di un vecchio dall’aria arzilla. Il bagliore proveniva dall’unico tubo di vetro affisso alla volta di quella che anticamente era stata una stazione sotterranea; il tubo conteneva un qualche gas: forse argon. Alla mia destra, su un vecchio cartello di alluminio o ferro battuto, riuscii a leggere, sia pure con difficoltà: "Chamber St.".

.

.

Dove siamo: Strada K, tratto 1.
(Per saperne di più clicca qui.)

 

 

postato da: alphabet alle ore 04:09 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp