Alphabet City

Il romanzo "Città dell'Alfabeto" interamente online!

Chi sono

Utente: alphabet
Nome: Peter Patti
Scrittore, traduttore, fresatore CNC

Commenti recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Add to Technorati Favorites
sabato, 06 gennaio 2007

- L -

Erano centinaia di migliaia e affondavano nel fango fino alle narici. Vivevano tra le stazioni di Chamber St. e Broadway-Nassau St., ovvero nell’unico tratto conosciuto della subway di Manhattan non ingombrato da macerie. Nell’antica Queens, a quanto pareva, c’erano altri tratti di ferrovia del sottolivello colonizzati, ma era una di quelle informazioni difficili da controllare.

Centinaia di migliaia! E avevano risolto parzialmente il problema del cibo piantando ovunque cardi messicani: gli stessi che, in superficie, crescevano insieme ai giaggioli tra le crepe nel cemento. I cardi erano ovviamente un’ottima alternativa al Rusky e, inoltre, un temporaneo rimedio contro l’arsura, dato che erano assai succosi. La mancanza di luce diurna non sembrava influire oltremodo sulla crescita dei vegetali. Ma... potevano bastare al fabbisogno di tutti?

Su questo punto Basil non era molto loquace. Lui tendeva a sottolineare la varietà di razze e credenze religiose che si accalcavano lì sotto in pacifica convivenza. La mia prima impressione fu di un’allegra bohéme. Il nome "Underground", con il quale la comunità si autodefiniva, era doppiamente indovinato. Sfoggiavano capi di vestiario delle epoche più svariate: dai costumi funky - come quello di Basil - ai vestiti di amianto che erano stati in voga intorno al ’30. Tutti quanti - uomini, donne ed esseri incatalogabili in pieno processo morfogenetico - erano affaccendati con qualcosa.

"Le nostre attività preponderanti sono due" mi illustrò Faccia d’Angelo, mentre percorrevamo la galleria illuminata da tubi fluorescenti e da strane pietre lucenti: "riciclaggio delle masserizie scovate al Livello Zero e preparazione di materiale edibile... ossia cibo, per i profani della lingua inglese."

Attraversammo un cantiere artigianale che assomigliava a una carpenteria del Medioevo. Umani e no lavoravano con lena servendosi di strumenti elementari quali martelli, cacciaviti e altri arnesi che io non avevo più veduto da quando ero bambino.

Dopo entrammo in un’immensa cucina. In grossi pentoloni sfrigolavano vegetali e tranci di carne di natura indefinibile. Carne!... Fu a questo punto che indovinai le attitudini necrofaghe della gente dell’Underground. Nel tunnel che ci aveva condotti fin lì avevo intravisto degli scheletri e, oltretutto, il fetore che mi faceva quasi rivoltare lo stomaco non poteva che avere un’unica origine. Rivolsi a Basil una specifica domanda in proposito, ma lui nuovamente virò su un argomento diverso.

"Sai giocare a scacchi, Alvo?"

"Credo di no" risposi, mulinando un braccio per scacciare un nugolo di parpaglioni di neon. Gli insetti, insieme al simun che soffiava costantemente dal basso e al fetore connaturato che emanava da ogni recesso, non mi aiutavano certo a sentirmi a mio agio. "Se non ricordo male" aggiunsi, "da bambino ero solito giocare a scacchi... al computer. Ti sto parlando di una delle mie vite precedenti. Ma posso imparare di nuovo."

"Computer!" sbottò Basil, irridendomi. "Non vedrai nessun computer, qui. Nessun elmetto cibernetico, nessun terminal ipervideo, e neppure un semplice comunicatore."

"Infatti. Ho già notato che..."

"Noi vogliamo essere diversi" si impuntò lui. "E, per riuscirci, abbiamo incominciato con il bandire l’elettronica. Ora vieni."

 

Dove siamo: Strada L.
(Per saperne di più clicca qui.)

postato da: alphabet alle ore 00:06 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp