Lo seguii lungo viuzze che si snodavano tra file interminabili di rudimentali capanne fatte con materiale di fortuna. X-Ray, il cane Killer e Ulrika ci tallonavano. La congestione era impressionante, come in un bazar del mitico Oriente. I mobili e i ninnoli che riempivano le minuscole abitazioni mi infondevano la sensazione di essere piombato in un sogno all’LSD o in un film classico tipo Alì Babà e i quaranta ladroni. Tutt’attorno abbondavano i frantumi di un passato che risaliva a prima della mia nascita e, nel fendere la folla, incontravo solo facce felici. Tuttavia, non riuscivo a capacitarmi che si potesse vivere in quel modo. Continuavo a preferire i pericoli della strada all’ambiguo idillio dell’Underground. Fondamentalmente, mi mancava aria balsamica.
Quando arrivammo a destinazione ero in un bagno di sudore.
"Fa caldo, eh? Noi naturalmente siamo assuefatti."
"Già" monosillabai.
La capanna di Basil era simile a tutte le altre: le pareti erano costituite da lamiere appoggiate a una struttura fatta con pezzi di binari divelti. Davanti al lato aperto stavano una poltrona in feltro e una lampada art-déco. Su un rudimentale tavolino di plastica faceva bella mostra di sé una scacchiera di avorio con le figure già allineate.
"La lasci sempre lì?" domandai sorpreso. "Non hai paura che te la rubino?"
Rise, e così fece X-Ray. Ulrika si limitò a un sorrisino appena accennato.
"Noi non ci derubiamo mai tra di noi" spiegò Basil.
"Già" ripetei, non potendo stavolta trattenere una smorfia di fastidio. Non ero ancora pronto a lasciarmi canonizzare da quella forma di vita collettiva. Ovvio che non si derubavano tra di loro: andavano in superficie a depredare i desperados. E lo facevano prima dell’alba, quando la maggior parte dei senzatetto dormiva.
"Salve, ragazzi!" risuonò d’un tratto una voce catarrosa.
Ci girammo a guardare un vecchio che faceva capolino da una capanna contigua.
"Hi, Sándor!" lo salutarono giovialmente Basil e X-Ray.
Il vecchio sbucò del tutto dal suo tugurio. Sulla sua maglietta c'era scritto "NYPD": New York Police Department. La sua pupilla destra era coperta da un velo bianco.
"Fatta buona caccia?" domandò.
"Semplice giro di perlustrazione" rispose Basil.
Il vecchio mi puntò addosso l'occhio albuginoso. "Vedo che avrò presto un nuovo vicino" asserì.
"Sono soltanto un ospite" ritenni giusto chiarire la mia posizione.
"Oh" disse lui, visibilmente deluso. Quindi rientrò nella capanna senza aggiungere altro.
"Beh, noi andiamo" intervenne X-Ray. "Riposa bene, Alvo. Vieni, Ulrika?"
La donna di origine tedesca fece di sì con la testa.
"Viviamo poco più giù, lungo questa stessa via" aggiunse il giovanottone dall’aria truce, grattandosi distrattamente i muscoli pettorali. "Vieni a trovarci, qualche volta."
"Lo farò" promisi.
Prima che si allontanassero, il cane venne a fiutarmi in mezzo alle gambe. Voleva darmi a intendere che forse potevamo diventare amici.
Dove siamo: Strada L, tratto 2.
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