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"Dove sono le nostre regine?"
Basil giocava a scacchi contro di me strafatto di bevanda ai cardi.
"Ce le siamo mangiate" gli ricordai.
Lui fece schioccare le labbra. "Ah, già, già. Well." Poi rise. Mosse uno dei suoi pedoni nella direzione sbagliata, tornò ad appoggiarsi allo schienale dell’antica poltrona e mi fissò con aria furba.
Sospirando, suggerii: "E’ meglio che smettiamo, quest’oggi".
"Ti ho battuto!" esclamò lui con lingua pesante.
"Come vuoi." Mi sollevai dallo sgabello (ce lo avevano prestato i nostri dirimpettai) e gli dissi: "Continueremo domani. Ora faccio un giretto."
"Buona passeggiata!"
Mi trovavo nell’Underground da qualche giorno... o, per meglio dire, da qualche notte, visto che là sotto il sole non splende mai... e in qualche modo mi ero abituato anch’io al tanfo e alle correnti d’aria bollente. Dormivo nel tugurio di Basil (a terra, su una vecchia coperta di stracci) e mangiavo quel che mangiava lui. Sì, finanche autentica carne: un lusso che non mi ero concesso da un’eternità.
Ormai conoscevo tutti i nostri vicini. Molti erano orribilmente deturpati dall’AGIH, ma non per questo venivano ghettizzati dagli altri.
"Salve, Alvo!" mi salutavano al mio passaggio.
"Salve, gente!"
I sani tra di loro facevano sfoggio di un aspetto beato, rilassato, in qualche modo satollo.
Al mio arrivo avevo preso nota di un’attività frenetica e ciò mi aveva fatto pensare a una comunità di grandi lavoratori. Lentamente dovetti ricredermi. Ognuno di loro - bambini inclusi - svolgeva un determinato compito per sole due ore di fila al giorno e dedicava il resto del tempo al dolce far niente. Faccia d’Angelo non era l’unico ad oziare, anche se non tutti possedevano come lui una poltrona in feltro. C’era chi si dedicava alla pittura, chi declamava poesie in pubblico e chi semplicemente giocava (ma anche le arti sono un gioco). Erano Lumpen-edonisti. Straccioni che si godevano la vita meglio che potevano e con la minore fatica possibile.
Un'umanità assai variegata, emula di Khayya'm il persiano. Spesso si riunivano per bere, solo per bere. Purtroppo, però, il distillato di cardi non sembrava soddisfare la loro voglia di ebbrezza. Già durante uno dei miei primi giretti mi ero imbattuto in persone con le pupille dilatate da qualche droga sensoespansiva. Ben presto scoprii che ingerivano i famigerati funghi del Mare della Putrefazione.
"E voi andate fin là a raccoglierli?" avevo chiesto a Basil-Faccia d’Angelo.
"Noi? No. Per chi ci prendi?" Rise brevemente. "Ce li portano fin qui."
Appresi che c’era tutto uno scambio di merci tra la superficie e il sottolivello. I "cacciatori" (categoria di cui faceva parte il trio che avevo conosciuto subito dopo la parentesi di concubino con Margot; il quartetto, se aggiungiamo il cane) andavano a frugare nelle discariche o rubacchiavano oggetti ai senzatetto e nei rifugi della Subclasse, servendosi di quei reperti non solo per arredare i tuguri dell’Underground, ma anche per barattarli con i funghi allucinogeni.
"Essere ‘cacciatori’ è l’attività più ambita da noi" mi aveva detto Basil. "Vedi, tutti quanti odiamo la città, ma non siamo capaci di staccarcene veramente."
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Dove siamo: Strada M, tratto 1.
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