Alphabet City

Il romanzo "Città dell'Alfabeto" interamente online!

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domenica, 12 ottobre 2008

Statemi bene, e grazie per il caffè

Statemi bene, e grazie per il caffè

                     (racconti)

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I testi: Il precario - Sciabazz: critiche letterarie - Bifocale - Giona e l’assurdo della vita - L'ultimo consulto - La casetta a Hafeld - Rap Fiction

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postato da: alphabet alle ore 19:10 | link | commenti
categorie: letteratura online
domenica, 05 ottobre 2008

Un vento forza 5 proveniente da est spazzava le strade. L’aria salmastra che questo vento portava con sé mi riempì di botto i polmoni, facendomi vacillare. Appoggiato al muro di ardesia, dovetti inspirare più volte, finché il surplus di ossigeno non fu assorbito dal mio organismo. Mi rinserrai nelle spalle e traballai verso l’antica Quinta Strada. L’Eastern Wind entrava nella metropoli a circa 6 nodi - quasi un’arietta -, ma veniva rapidamente rinforzato dall’impatto con i grattacieli. Vidi molte persone volare come se si trovassero dentro un acceleratore di gravitoni. Sapevo che più su, verso Harlem, la spinta del vento era ancora più tumultuosa.

Mi ricordai dove abitava Giampa e, all’incrocio con la Broadway, svoltai a destra. Strisciai sulle facciate della Strada N con la sensazione di assorbirne tutta la polvere radioattiva. I numeri civici, là dove esistevano, mi si confondevano davanti agli occhi. Arrivai infine al 223: una costruzione che aveva subito diversi crolli. Vetri infranti, pavimenti scoperti e fenditure sui muri che rimanevano in piedi per miracolo.

Nell’atrio: disordine, trambusto, confusione. La feccia si ammassava nella sporcizia più totale; non era da escludere che i corpi inanimati riversi qua e là fossero quelli di vittime dei Franz.

     I Franz erano scarafaggi-killer. Blatte enormi, grosse quanto il pugno di un bambino e dal carapace durissimo; quasi dei Koloss in miniatura. Sopravvissuti alla guerra nucleare, erano diventati una razza nuova: Cetonia atomara portentia. Resistenti sia alle temperature basse che a quelle alte, avevano una durata di vita di circa un anno (il doppio dei normali scarafaggi) e si riproducevano a velocità record. Contro di loro il governo impiegava insetticidi sempre più potenti, ma queste bestie diventavano vieppiù tenaci. Erano immuni all'arsenio, al boro... ”Franz” era il termine con cui venivano indicati familiarmente; forse una forma distorta di ”panzer”.

Arrivare fino al quarto piano fu un’autentica impresa. Osservato a morte da certi tipacci, bussai finalmente alla porta di Geppo, che era piena di screziature e osceni pittogrammi.

”Sì?”

”Sono Alvo. Fammi entrare!”

La tana del mio amico era protetta da una dozzina di serrature (a cilindro, a pegno, a incasso, lucchetti elettronici...) e perciò, prima che si aprisse uno spiraglio, dovetti aspettare per alcuni minuti in quell’atmosfera cupa e graveolenta; una specie di  Dämmerung che conferiva al pianerottolo un aspetto irreale: i luridi muri avevano sfumature ultramarine e le ombre tutt’intorno vibravano, si scioglievano, si facevano più vicine, furiose...

Mi tuffai ansante sulla striscia di luce che si aprì tra la porta e lo stipite.

”Ah” fece Geppo, riconoscendomi, e mi lasciò scivolare dentro allargando appena un po’ lo spiraglio. Era in mutande e teneva in una mano una primitiva mazza da baseball. ”Ma guarda!” esclamò, scrollando la testa con un sorrisino incredulo. ”Chi non muore si rivede.” Ci abbracciammo.

Era piccolo, grasso, calvo e con una lunga barba grigionera. Dietro di lui spuntarono le sue concubine: due rozzers sui tredici anni che il mio amico aveva raccolto dalla strada.  

”Vieni pure avanti” disse, poggiando su una parete la mazza da baseball. ”Mi casa es tu casa.”

Dall’esterno provenne un urlo come di pazzo o sordomuto.

 

 

Dove siamo: Strada N, tratto 2.

(Per saperne di più clicca qui.)

postato da: alphabet alle ore 22:49 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, letteratura online, cyberpulp