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giovedì, 15 gennaio 2009

- O -

 

 

”La mia è una vacation permanente” proclamò gaudente Geppo. ”Certo, lavoro, e tanto, ma è un piacere farlo. Occorre solo stare attenti ai rastrellamenti.”

Sedeva in posizione yoga su un lercio tappetino, vezzeggiato dalle sue due bambine, mentre io guardavo tra gli spiragli della finestra blindata. Fuori aveva ripreso a piovere e le strade erano ridotte a un acquitrinio, ma perlomeno il vento era calato d’intensità: il pericolo di un blizzard era dunque rimandato.

”Fanno rastrellamenti?” chiesi.

”Sempre più spesso” annuì lui. Mentre la servetta di nome Trisha gli massaggiava le spalle, Geppo batteva sui tasti del suo communicator. Proseguì: ”Arrivano dentro uno di quei grandi carri a batterie cinetiche, fanno un raid e si portano via tutti gli Illeg che trovano nel palazzo. Beh, che li accolga l’inferno” si riscosse, nel vedere Misha, l’altra ragazzina, arrivare con un vassoio carico di cibarie. ”Accomodati” aggiunse rivolto a me, e gettò sul tappeto il communicator. ”Qui ci diamo alla crapula. Ooh, sì: pantagrueliche mangiate! Nevvero, moccolone?”

Si avventarono in tre sulla montagna di Rusky e di verdure che sembravano uscite da un laboratorio chimico.

”Non hai fame?” mi chiese Geppo a bocca piena.  

”Beh, se permetti...” Mi sedetti come loro a gambe incrociate e spilluzzicai un po’ di quel cibo.

”La città priva di macchine è una libidine” continuò lui. ”Peccato per la sovrappopolazione e per i disordini: siamo costretti a rimanere tappati in casa per quasi tutto il tempo. Come prigionieri volontari. Ecco che cosa succede quando interi strati di popolazione sono condannati alla disoccupazione, all'inedia. Razza di sciacalli!” esclamò, agitando il pugno verso la porta. ”Ma vabbe’” si scrollò. ”Presto in questa piccionaia ci sarà più allegria.”

Gli rivolsi uno sguardo interrogativo.

”Stiamo per moltiplicarci” spiegò lui, senza smettere di masticare. ”Guarda Misha.”

La guardai. ”Beh?”        

”Il suo pancino è lievitato abbondantemente, non lo vedi? E dopo di lei toccherà a Trisha.”

Le due ragazzine dall’aspetto di anoressiche risero felici. Geppo le appellava babbione, gocciolone, bietolone, ignatone, moccicone, galeone, ghiandone, moccolone, lasagnone, maccherone, palamidone; e loro gli facevano le coccole e si lasciavano ingravidare.

”Hai qualcosa da fumare?” indagai.

”Mi spiace, qui non abbiamo di questi malvezzi. Ma ora fammi vedere.”

Mentre Trisha portava via il vassoio ripulito, Geppo si pose alle mie spalle.

”Effettivamente, qualcosa c’è” bisbigliò. ”Un ragno.”

”Un... ragno?”

”Indubbiamente. E’ così che li chiamano. Hanno l’interfaccia typus dria-3 incorporato. Uhmmm... sarà difficile ma ci proveremo. Lasagnona, portami gli arnesi!”

Misha - era lei la ”lasagnona” - ubbidì prontamente: andò a prendere i ferri del mestiere di Doctor Geppo, che erano chiusi in una borsa di plastica, e poco dopo portò anche una bacinella di acqua bollente. Mentre Geppo armeggiava alle mie spalle, si ingegnava a distrarmi blaterando senza tregua: ”Sei senza domicilio? Ma lo sai che potrebbero sbatterti dentro? Ah, ah, ah! Paradossalmente, esiste ancora una legge contro il vagabondaggio. Viene applicata a seconda delle necessità, quando si vuole trovare una motivazione per arrestare un elemento scomodo”.

”No, per adesso ho casa, per così dire. Sono giù... nell’Underground.”

”L’Underground? Davvero? Dunque non è una leggenda! Mi interessa. Parlamene!”

”Vi sono capitato grazie a tre sagome... quattro, con il cane.”

”In quanti vivono laggiù?”

”E’ una popolazione enorme. A occhio e croce quanto una città di media grandezza.”

”Questo conferma le mie informazioni. E... sono organizzati militarmente?”

”Macché! No, non credo. Ahi! Fai piano.”

”Non pensarci” mi alitò lui dietro l’orecchio. ”Purtroppo non ho più il Radocyl. Due millilitri basterebbero ad alleviarti i... Tu non pensarci, semplicemente. Continua.”

”Credo che molti, in superficie, sappiano già dell’esistenza dell’Underground, ma entrarci non è facile. A parte tutto non rappresentano un pericolo per nessuno e solo per questo - presumo - vengono lasciati in pace dal regime. Si preoccupano soltanto di sopravvivere e...”

Emisi un urlo di strazio. Con una pinzetta o arnese analogo, Geppo stava rigirando il ragno nella sua alcova di carne.

 

 

Dove siamo: Strada O, tratto 1.

(Per saperne di più clicca qui.)

postato da: alphabet alle ore 05:39 | link | commenti
categorie: fantascienza, cyberpunk, pulp, letteratura online, cyberpulp
sabato, 03 gennaio 2009

Addio al grande Westlake

Scrisse romanzi 'pulp-noir' ma anche molti gialli umoristici (Ditelo con i fiori, Qualcuno mi deve del granoE bravo Dortmunder, ecc.) 

 E' morto per infarto cardiaco, durante un veglione di Capodanno in Messico, lo scrittore statunitense Donald E. Westlake. Nella sua lunga carriera, ha pubblicato oltre novanta romanzi, la maggior parte di genere mystery.

Una quindicina di suoi libri sono diventati film. Ha vinto tre volte il premio Edgar. Si firmava anche con gli pseudonimi Richard Stark, Tucker Coe, Samuel Holt e Edwin West, ma non per nascondersi, bensì perchè temeva che la gente non credesse che uno scrittore possa produrre così tanto. La sua inventiva era veramente inesauribile.

Con il suo vero nome ha firmato principalmente gialli umoristici; celebri quelli che vedono come protagonista Dortmunder, ladro newyorchese geniale ma sfortunato, e la sua sgangherata gang (Gli Ineffabili Cinque).

Donald E. Westlake aveva 75 anni. Un saluto al Grande Maestro: Grazie per tutte le avventure che ci hai regalato. Tu continui a vivere nei tuoi libri.

 

           >> Sito in italiano su Donald Westlake <<

 

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Mi vengono le lacrime se penso a come i romanzi di questo autore hanno raddolcito molte ore della mia vita e di quella dei miei familiari. Tutto iniziò con Ditelo con i fiori, un Giallo Mondadori che mio padre scovò in un negozio di libri usati (una volta ce n'erano). Fu una vera rivelazione. Ditelo con i fiori mi piaceva perché era un mystery senza cadaveri e non solo spingeva alla risata, ma rivelava anche una vena di coscienza alternativa, non proprio da hippy (gli hippies: i "figli dei fiori") ma certamente antimilitarista. Seguirono La danza degli Aztechi e la prima avventura di Dortmunder, La pietra che scotta - la consacrazione definitiva!
Il signor Donald E. Westlake trovò plauso persino presso una mia sorella assai critica con tutto il materiale stampato che le capitava tra le mani. In breve, questo scrittore divenne un mito nella mia famiglia, un mito che io coltivai a lungo (e continuo a farlo: di Westlake posseggo edizioni rare in lingua originale e addirittura alcuni tascabili in francese e tedesco).

Una volta a Manhattan, in quel piccolo parco che guarda verso Long Island, vidi sedersi, su una panca vicina, un signore che gli assomigliava. Portava occhiali ed era vestito in maniera "elegante ma eccentrica" (come erano soliti segnalare i biografi di Westlake). Sono quasi sicuro che fosse lui. Aveva in mano un fascio di fogli che prese a leggere con attenzione, apportandovi correzioni con una stilografica. Pure mia moglie notò la somiglianza con le foto che lei aveva visto sul retro delle copertine dei miei, anzi dei suoi libri. Volevo alzarmi e chiedergli se fosse proprio "Mister Westlake", ma non ne ebbi il coraggio. E oggi me ne pento.

 

 

postato da: alphabet alle ore 12:07 | link | commenti
categorie: noir, pulp, romanzo giallo, mystery, romanzi gialli, letteratura gialla