”Avanti!” mi intimò con voce imperiosa.
”Basil è uno dei loro capi, una delle loro guide o come altro dicono loro” pronunciai tra le lacrime. ”E’ inglese. Bellino, tipo Arcangelo Gabriele, ma in qualche maniera sgradevole, pieno di boria. Sorride alla propria bellezza come un attore vanitoso. Alquanto montato di testa, insomma.”
”Peccato che siano così... innocui.”
”Caro Doc, non tutti hanno la voglia e le energie di giocare alla rivoluzione!” ribattei, chissà perché colmo di risentimento nei suoi confronti. Mi stava tartassando i nervi terminali del cervelletto.
”Ma la rivoluzione non è fine a se stessa!” abbaiò lui tra mille sforzi. ”La nostra non è pura e semplice mania di rivolta! Mi meraviglio di te. Eppure sei dei nostri e dovresti saperlo.”
”Aaaauuuh!” ululai. Avevo un male diavolo. Misha e Trisha mi tennero piantato sul tappeto con le loro minuscole ma salde mani.
”E’ contro le loro porcate che stiamo combattendo” proseguì Geppo, affondando ulteriormente il gelido acciaio nella mia nuca. ”Il termine ‘porcate’ non è improprio. All’inizio manipolavano geneticamente i maiali, impiantando in essi degli embrioni umani allo scopo di fornirci organi di trapianto. Questi maiali-uomini sono abnormi ma intelligenti: quasi più uomini che maiali, in effetti. Alcuni di quelli riusciti a fuggire dagli allevamenti li avrai conosciuti pure tu... Sono esseri senzienti e coscienti. Ma vengono trattati come cavie da macello.”
”Infatt... Uaaaah!”
”Fermo e zitto! E poi, si sa in quali malati andavano a finire gli organi: in quelli che potevano permetterselo. Vabbe’ che ormai, con tutto il materiale umano che c’è in giro, si fa presto a trovare un fegato, un rene, un cuore...”
”Ahiiii!”
”Inoltre non dimenticare che noi ci ribelliamo contro il controllo totale sui singoli cittadini. Controllo, di cui questo...”
Con un ultimo strattone, mi tolse il chip e me lo pose sotto il naso. Fissai strabico l’oggetto da dietro un velo di lacrime.
”... è un esempio lampante.”
Aveva davvero la forma e il colore di un ragno; brandelli della mia carne penzolavano dalle zampette metalliche.
Persi i sensi, ma Geppo me li fece ritrovare dopo qualche secondo a forza di ceffoni. ”Sù, sù. Adesso la mia maccherroncina ti ripulirà la ferita. Ci sei ancora, Alvo? Puoi vedermi? Puoi sentirmi?”
”S-sì.”
”Bene.” Rizzatosi a fatica, andò alla finestra con il ragno sempre nella pinzetta. Trisha spostò il complicato sistema di sbarramento, aprì la maniglia e lui gettò il ragno nella strada. Quindi tornò da me come un Buddha gaudente. ”Stattene ancora un po’ in quel tuo rifugio sottoterra” mi consigliò. ”Finché non ti rimetti in sesto. Ma non scordarti che abbiamo una lotta... più di una lotta... da portare avanti.”
”Okay” assentii tremante, sebbene in quell’istante la soluzione per me non poteva che essere una: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Poi dissi: ”Qualcosa non capisco... Sarà l'aria schifosa di là sotto ma ho un piccolo problema di collegamento con le sinapsi cerebrali.”
”Prova a farti un defrag:”
”Già effettuato. E anche lo scandisk. Deve esserci qualche intoppo nelle ventole di raffreddamento... e nella scheda video.”
”Sei da buttare, allora.”
”Quello che non afferro è: come mai si prendono la pena di ficcare un chip in un senzasperanze come me?”
”Sei uno gnucco incorreggibile. Primo, i chip non costano quasi nulla a una corporazione come la Macrohard, che per inciso gestisce le operazioni di riciclaggio dell’immondizia tecnologica. Secondo, i 150 milioni di teraflops di capacità di cui può vantarsi il Transputer devono essere sfruttati al massimo. I cittadini hanno validità di esistenza solo nella memoria dei computer, come bit nei terminali. Con un elettrocervello come quello è possibile esercitare il potere a trecentosessanta gradi. Controllare il pensiero di ciascuno: il vecchio sogno die tiranni è diventato realtà. Per tacere del fatto che sanno sempre in quale parte del quadrante di Alphabet City ti trovi. Anzi” si riscosse all’improvviso, ”è meglio che ora smammi. Io ti farei rimanere, ma comprendi che... Specialmente adesso che sta nascendo il bambino.”
”Sicuro” dissi. E barcollai verso la porta.
Dove siamo: Strada O, tratto 2.
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