Addio al grande Westlake
Scrisse romanzi 'pulp-noir' ma anche molti gialli umoristici (Ditelo con i fiori, Qualcuno mi deve del grano, E bravo Dortmunder, ecc.)
E' morto per infarto cardiaco, durante un veglione di Capodanno in Messico, lo scrittore statunitense Donald E. Westlake. Nella sua lunga carriera, ha pubblicato oltre novanta romanzi, la maggior parte di genere mystery.
Una quindicina di suoi libri sono diventati film. Ha vinto tre volte il premio Edgar. Si firmava anche con gli pseudonimi Richard Stark, Tucker Coe, Samuel Holt e Edwin West, ma non per nascondersi, bensì perchè temeva che la gente non credesse che uno scrittore possa produrre così tanto. La sua inventiva era veramente inesauribile.
Con il suo vero nome ha firmato principalmente gialli umoristici; celebri quelli che vedono come protagonista Dortmunder, ladro newyorchese geniale ma sfortunato, e la sua sgangherata gang (Gli Ineffabili Cinque).
Donald E. Westlake aveva 75 anni. Un saluto al Grande Maestro: Grazie per tutte le avventure che ci hai regalato. Tu continui a vivere nei tuoi libri.
>> Sito in italiano su Donald Westlake <<
*********************************
Mi vengono le lacrime se penso a come i romanzi di questo autore hanno raddolcito molte ore della mia vita e di quella dei miei familiari. Tutto iniziò con Ditelo con i fiori, un Giallo Mondadori che mio padre scovò in un negozio di libri usati (una volta ce n'erano). Fu una vera rivelazione. Ditelo con i fiori mi piaceva perché era un mystery senza cadaveri e non solo spingeva alla risata, ma rivelava anche una vena di coscienza alternativa, non proprio da hippy (gli hippies: i "figli dei fiori") ma certamente antimilitarista. Seguirono La danza degli Aztechi e la prima avventura di Dortmunder, La pietra che scotta - la consacrazione definitiva!
Il signor Donald E. Westlake trovò plauso persino presso una mia sorella assai critica con tutto il materiale stampato che le capitava tra le mani. In breve, questo scrittore divenne un mito nella mia famiglia, un mito che io coltivai a lungo (e continuo a farlo: di Westlake posseggo edizioni rare in lingua originale e addirittura alcuni tascabili in francese e tedesco).
Una volta a Manhattan, in quel piccolo parco che guarda verso Long Island, vidi sedersi, su una panca vicina, un signore che gli assomigliava. Portava occhiali ed era vestito in maniera "elegante ma eccentrica" (come erano soliti segnalare i biografi di Westlake). Sono quasi sicuro che fosse lui. Aveva in mano un fascio di fogli che prese a leggere con attenzione, apportandovi correzioni con una stilografica. Pure mia moglie notò la somiglianza con le foto che lei aveva visto sul retro delle copertine dei miei, anzi dei suoi libri. Volevo alzarmi e chiedergli se fosse proprio "Mister Westlake", ma non ne ebbi il coraggio. E oggi me ne pento.